Enrico Benassi
Presentations

SERAFINO VALLA Pittore scultore scrittore Mostra Antologica al Museo Civico "Rocca Flea " di Gualdo Tadino (PG)



SERAFINO VALLA
Pittore scultore scrittore

Mostra Antologica

A cura di Catia Monacelli e Giuseppina Valla

Museo Civico Rocca Flea, via della Rocca, Gualdo Tadino (Pg)
13 novembre 2016 – 29 gennaio 2017

Inaugurazione: domenica 13 novembre 2016 alle ore 16.00.
Via della Rocca, 06023 Gualdo Tadino (Pg)
Contatti: 075 9142445 – info@roccaflea.com
Giorni e orari di apertura Dal giovedì alla domenica 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00.

“In arte ciò che non si comprende lo si deve accettare come mistero” (S.Valla)

Alla Rocca Flea, a Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, nei mesi di novembre, dicembre e gennaio, è esposta la mostra antologica del pittore, scultore e scrittore Serafino Valla, scomparso nel 2014, nato a Luzzara nel 1919 e residente a Reggiolo. Apparteneva alla prima generazione dei pittori naif e aveva iniziato a dipingere tardi, all’età circa di quarant’anni, senza più riuscire a smettere. “La tua solitudine è sempre più popolata”, gli aveva scritto in una lettera, negli anni Settanta, Cesare Zavattini. Come a dire che le sue opere avevano iniziato a essere apprezzate e doveva continuare su quella strada. E Serafino Valla l’ha fatto, diventando uno dei principali pittori naif della bassa reggiana, pensando alla pittura fino all’ultimo giorno della sua vita. La stessa forza d’animo l’ha riversata nelle sue opere e in quelle figure piatte, dal colore steso in à plat e con contorni netti, che svelavano la sua solitudine e sofferenza. Dipingeva paesaggi Valla, e in effetti la natura e, soprattutto l’amato Po, erano sempre presenti nelle sue opere. Nei suoi quadri protagonisti uomini soli, visti dal davanti e con il volto coperto dal cappello di paglia. Valla rappresentava così il suo intimo sentire, le sue emozioni e la sua spiritualità, incidendo su tela la sua tragica esperienza di vita.

Biografia: Serafino Valla, nato a Luzzara nel 1919, dopo una vita intessuta di drammatiche vicende ma confortata dalla passione per l’arte e la filosofia, è deceduto quasi centenario a Reggiolo nel 2014. Sin dalla prima infanzia la sua vita è stata contrassegnata da un continuo peregrinare perché il padre, di professione casaro, sbagliando sistematicamente le forme di formaggio, veniva licenziato ed era sempre alla ricerca di un altro caseificio disposto ad accoglierlo. A causa di questo modo di vivere il figlio iniziava la classe in un paese e la finiva in un altro. Frequentare una doppia scuola con due diverse maestre è stato per lui un intralcio notevole che causò numerose ripetizioni per cui finì la quinta a Luzzara, a quasi 15 anni. Nella scuola si sentiva sempre isolato. I compagni, ritenendolo un po’ strano, lo escludevano dai giochi. Per uscire da questo accerchiamento, si avvalse della sua facoltà di esprimersi con immagini, un linguaggio figurativo nel quale sintetizzava pensieri e sentimenti. Provava una grande gioia quando la maestra appendeva i suoi disegni alle pareti dell’aula. Divertiva poi i suoi compagni facendo spettacoli con burattini di legno da lui stesso intagliati. Ma, più che con i suoi compagni, preferiva trascorrere il tempo camminando tra i campi o lungo l’argine del Po, il grande fiume che rappresentava per lui un mistero. Dove le cose andarono peggio fu nella sua stessa famiglia, principalmente in quanto il padre, ritenendolo figlio illegittimo nonostante fosse a lui molto somigliante, maltrattava per gelosia la moglie, mentre percuoteva ed emarginava il figlio. Il contrasto si accrebbe per competizione nella produzione del formaggio grana, con tecnica moderna il figlio, e con fallimentare metodo tradizionale il padre. Esasperato, il giovane Serafino nel novembre del 1938 si arruolò volontariamente nell’Esercito e partecipò nel 1940 ai combattimenti sul fronte francese, mentre, nel novembre del 1941, partecipò col C.S.I.R. alla campagna di Russia. Fu ferito da una bomba ad una gamba e fu trasferito all’ospedale di Bucarest; quindi rientrò a Luzzara in convalescenza. Fu la sua fortuna perché se non fosse stato ferito, come tanti suoi commilitoni, sarebbe morto di freddo, di fame o per un colpo di arma da fuoco. Nelle steppe russe, era rimasto incantato dal paesaggio, che riprodusse su quaderni, estraniandosi dal terribile ambiente. Nella sua Luzzara, accanto al Po, e poi a Reggiolo dove andò sposo a Belledi Clementina con la quale gestì un negozio di generi alimentari, trovò quella tranquillità e quella pace che gli permisero di dedicarsi alla pittura e alla scultura. Scriveva anche “massime”, pubblicate e apprezzate dai docenti in filosofia Lando Orlich e Franco Canova. Espose inizialmente i suoi quadri sotto i portici del Caffè Sport di Luzzara perché fossero visti e giudicati direttamente dalla gente del posto. Casualmente passò Cesare Zavattini che, ammirato, si soffermò a lungo a un tavolo con lui e, conosciuta la sua storia, gli disse: “Ma tu Valla ne hai passate più di me …” La sua attività artistica si andò intensificando facendosi apprezzare anche internazionalmente. Ci limitiamo a citare l’accettazione e la premiazione al Concorso Nazionale dei Naifs di Luzzara in diverse edizioni, la partecipazione a esposizioni a Reggiolo, Guastalla, Suzzara, Bussolengo, Bologna, Parma, Reggio Emilia, San Benedetto Po, Mantova, Camaiore, Viareggio, Lecco, Milano, Varenna, Foggia, Carpi, Messina, Napoli, Gualtieri, Bagnolo San Vito, Moglia, Zagabria, San Polo, Brescello, Zurigo, ecc… Opere di Valla si trovano nel museo di Luzzara, e in Jugoslavia, Svizzera, Francia, Spagna e Olanda. Una sua testimonianza si trova sul libro di Sandro Spreafico “Il mito, il sacrificio, l’oblio”. I documentari cinematografici “La Ballada” di Walter Marti (1980 Zurigo) e “I lupi dentro” di Raffaele Andreassi (1991 Roma) rappresentano momenti della vita e dell’arte di Valla. Il suo diario è custodito nell’Archivio Diaristico Nazionale a Pieve Santo Stefano, Arezzo. Hanno scritto su Valla: Cesare Zavattini, Dino Menozzi, Nevio Jori, Marzio Dall’Acqua, Dino Villani, Alfredo Gianolio, Giorgio Crema, Lando Orlich, Ottavio Sacco, Guido Mazzarella, Giovanni Negri, Walter Marti, Fritz Billeter, Franco Canova, Anna Maria Pedretti, la figlia Giuseppina e altri. Questa sua osservazione quale sintesi della sua poetica: “Le teste chine dei miei quadri sottolineano che l’uomo deve guardare in se stesso per avere le esatte proporzioni delle espressioni di tutto ciò che lo circonda”.


http://www.serafinovalla.it/

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